MMA, quella nemmeno tanto sottile linea rossa: l’ultima porcata di Alex Dandi

È con grande amarezza che scrivo queste parole. Quando un anno e mezzo fa ho iniziato l’avventura nel mondo delle MMA italiane, sapevo che la strada sarebbe stata in salita. Ho preventivato dall’inizio che sarebbero arrivati molto presto momenti in cui bisognava tirar fuori il carattere. Mai, però, mi sarei immaginato una simile bassezza come quella che vi sto per raccontare da parte di qualcuno che fa parte di un mondo ammantato di valori quale onore e rispetto.

Sono oltremodo amareggiato perché il goffo tentativo da parte di qualcuno di tirare un colpo basso al sottoscritto ha messo in mezzo persone innocenti. Atleti, coach, team e promoter, tutte persone che lavorano onestamente e che si sono sudati i risultati che hanno ottenuto. Una bassezza della peggior specie, ma come tutti i colpi bassi, ha lasciato il tempo che ha trovato ed è finita nel nulla.

Partiamo dall’inizio. Vi ricordate il Gritco-gate? Per chi non avesse seguito, Gheorghe Gritco è quell’atleta, forse l’unico nella storia delle MMA, che si è visto togliere una vittoria per una presunta violazione dell’antidoping. Presunta perché, ribadiamolo ancora una volta, non c’è stato nessun processo da parte di un organo statale competente in cui fosse definita la sua colpevolezza o innocenza. Dopo un anno e mezzo di quella che possiamo chiamare una porcata ai danni di Gritco, al moldavo è stata restituita la vittoria ottenuta in gabbia, in assenza di qualsivoglia sentenza della sua colpevolezza.

La piccola premessa serve a introdurre il protagonista della nostra storia. Tutti quelli che gravitano intorno al mondo delle MMA in Italia hanno in qualche modo avuto a che fare con la persona in questione e con il suo ego. Ormai avrete capito di chi si tratta. Il suo nome? Alessandro De Lauri, ai più noto come tale Alex Dandi.

Dandi, ricordiamolo, è la persona che si è arrogata il diritto di far cambiare in No Contest la vittoria di Gritco. Il “guru” di Bologna ha più volte detto che FIGMMA fosse dalla sua parte, e qui si può aprire un’altra interessante discussione, ma resta il fatto che la richiesta in questione è arrivata da parte di Dandi, non FIGMMA.

Bene, al nostro bolognese il fatto che qualcuno abbia messo in luce la sua porcata (fatta in buona fede, ci mancherebbe, ma sempre porcata resta) non è mai andato giù. E cosa ha pensato di fare? Dandi ha scritto un’email a Sherdog, storico database delle MMA mondiali con cui collaboro da tempo. Sono riuscito a entrare in possesso di quella mail, grazie alle mie fonti. Vi risparmio il pippone introduttivo in cui se la canta e se la ride da solo. Passiamo alla parte più interessante della missiva scritta da Alex Dandi.

Inoltre, so che Tudor Leonte ha modificato il record di molti lottatori italiani, o che lottano in Italia, aggiungendo diversi match del passato senza chiedere alcun tipo di video, poster o prova che quei match fossero effettivamente disputati, o che quelli fossero pro e non amatoriali. Chiaramente parliamo di atleti con i cui management ha amicizie personali e relazioni di cooperazione.

Per favore, analizzate soprattutto vecchi incontri aggiunti di recente o modificati per Maxim Radu, Iuri Lapicus, Danilo Belluardo, Luca Iovine, Giorgio Pietrini, Davide Baneschi, Danyel Pilò e tanti altri ancora.

Quando ho letto per la prima volta le parole contenute nella lettera sono rimasto basito. Capisco volermi tirare un colpo basso (andato a vuoto, ripeto, perché alla fine tutti i protagonisti della storia di Gritco hanno dovuto fare un passo indietro e riassegnare la vittoria al moldavo). Mai però mi sarei aspettato che il Dandi cadesse così tanto in basso da tirare in mezzo atleti innocenti. In totale, Dandi, nel suo delirio di onnipotenza mista a sfacciata ignoranza, mi accusa di essermi inventato dei match.

C’è un altro protagonista in questa storia, però. Il suo nome è Andrea Bruni, rispettabile arbitro che lavora di tanto in tanto agli eventi in Italia. Bruni è stato tirato in ballo dal De Lauri quando ha messo in calce l’indirizzo email del noto arbitro. Non penso che avrà problemi a confermare le parole contenute nel virgolettato, visto che ha ricevuto pure lui l’email scritta da Alex Dandi.

Ora, la storia finisce qui. A questo punto, però, voglio che il signor De Lauri tiri fuori le prove di questi presunti match inventati. Voglio che spieghi per quale motivo va in giro ad accusare lottatori di altri management di avere match inventati nel record. Voglio conoscere su quali basi accusa me di non saper fare il mio mestiere. È giusto a questo punto che fornisca delle spiegazioni, o che, in assenza di prove e spiegazioni, porga delle scuse.

Alex Dandi, piaccia o non piaccia, è la faccia delle MMA in Italia, o per lo meno se la gioca con i vari Alessio Sakara e Marvin Vettori. A voi sembra normale che una persona in possesso di un potere mediatico come il suo accusi gli atleti dei management rivali (e anche un suo ex atleta!) di avere match inventati nel record? Dove può arrivare l’egocentrismo di questa persona?

Trovo utile ribadire questa cosa in chiusura. A differenza di qualcuno dei protagonisti di questa storia, ritengo che la coerenza sia un valore. Ho annunciato in passato che 4once ha chiuso con la scena italiana e questo articolo è il canto del cigno, se vogliamo chiamarlo così. Vari atleti e coach e manager e figure legate all’ambiente si sono prestati al giochino propagandistico proposto dal De Lauri in nome di una presunta unità di intenti delle MMA italiane. Molti hanno visto in noi il nemico da odiare, coloro che spargono il seme della discordia.

Bene, lasciate che vi dica una cosa: 4once non è stato né amico né nemico di nessuno. Quando ho lanciato questo sito, il mio intento era di fare un lavoro giornalistico e ci sono riuscito in pieno. Senza usare nomignoli fumettistici e senza nascondersi dietro a un dito.

Le MMA italiane vogliono stringersi intorno a questo tipo di soggetti in nome dell’unità? Molto bene. Sappiate che, però, c’è una netta linea rossa che separa il lavoro di 4once dalle persone doppia-faccia che sui social scrivono di stare dalla parte degli atleti “senza se e senza ma” e nel buio della loro cameretta scrivono con dita zozze lettere in cui accusano i fighter di avere match inventati in carriera. E comunque vada, preferisco restare al di qua di quella linea, in pace con la mia coscienza.

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Source: 4once

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