ONE Championship, la fine del weight cutting?

Chiunque segua gli sport da combattimento a livello professionistico avrà sentito parlare, anche solo in maniera approssimativa, della pratica del taglio del peso, o weight-cutting.

In breve e senza scendere nello specifico, è una diffusa pratica di riduzione del peso corporeo basata sulla disidratazione e sulla restrizione calorica nel periodo precedente al match, utilizzata dagli atleti per poter combattere in una categoria di peso inferiore rispetto a quella corrispondente al loro peso fisiologico (ovvero il peso medio che gli atleti registrano durante gli allenamenti e con un regime alimentare equilibrato, nei periodi di tempo lontani dai match), ottenendo così un vantaggio di stazza nei confronti dell’avversario, fondamentale sia nelle fasi di lotta che nello striking.

Concretamente, sfruttando il fatto che le grandi promotion come la UFC non prevedano il rilevamento del peso il giorno stesso del combattimento ma bensì uno o due giorni prima, i combattenti (spesso con sintomi da disidratazione e pronti per il remake di “The Machinist”) riescono a rientrare nei limiti della categoria nella quale si svolgerà l’incontro, salvo poi riacquistare, nel periodo che va dalla pesata al match, gran parte della massa che hanno tagliato, entrando quindi nell’ottagono con molti più chili rispetto a quelli segnati dalla bilancia.

A causa del suo sovrautilizzo, il weight-cutting è diventato ormai un obbligo per i professionisti, la cui maggioranza si vede costretta a tagliare al fine di non partire con un handicap rispetto all’avversario.

Tralasciandone l’evidente antisportività e lo scarso valore che, grazie a questa pratica, risultano avere le divisioni di peso, sono ormai innumerevoli gli studi che ne certificano la pericolosità ed i gravi danni alla salute nel breve e nel medio periodo, con pericolose conseguenze che possono portare fino alla morte per disidratazione o ad insufficienza renale.

Inoltre è stato anche dimostrato che eliminare in questo modo i liquidi presenti nel corpo comporta una minore capacità di assorbire i colpi (e quindi anche più danni a livello cerebrale), un peggioramento notevole del cardio e dei tempi di reazione durante il combattimento.

Quindi un regresso lampante della prestazione sportiva.

Nonostante questo, e pur con diversi casi più o meno recenti, di atleti finiti sotto i riflettori per problemi consequenziali al taglio (ultimo in ordine cronologico Darren Till, ex contendente al titolo dei pesi welter; ma la lista è molto lunga), la UFC a riguardo si è mossa molto lentamente e con semplici palliativi, come il divieto di utilizzo delle fleboclisi per reidratarsi più rapidamente, o l’introduzione di un limite di superamento dell’8% del peso della categoria che però, se superato, comporta poche conseguenze. Rimedi che però non hanno affatto risolto il problema anzi, in certi casi, colpa dell’avventatezza di atleti e team, forse l’hanno aggravato.

Recentemente da più parti si sono alzate voci di personaggi illustri delle MMA contro il taglio del peso, particolarmente significativa una frase pronunciata nell’agosto 2018 della leggenda GSP: “And it’s sad to say, but sometimes I’m thinking, are we going to wait someone die out there to change things?”

Probabilmente le parole di GSP erano connesse a quanto accaduto dall’altra parte del mondo, sul finire del 2015.

La morte in seguito al taglio del peso di Yang Jian Bing, fighter ventunenne che militava nella promotion asiatica ONE Championship, ha infatti spinto la stessa promotion, oggetto di molte critiche da parte di stampa e media, ad introdurre, dal 2016, delle misure drastiche contro il taglio del peso, tali da far dire a Ritch Franklin, ex campione UFC nonché attuale vice presidente di ONE, che il taglio del peso in ONE ha cessato di esistere.

Direttamente dal sito di ONE:

General Regulations & Policies Related To Athletes’ Weight

  • Athletes must submit their current walking weight and daily training weight regularly. Athletes will input and track their daily weight online via a dedicated web portal.
  • Athletes will be assigned to their weight class based on collated data and random weight checks. Athletes are not allowed to drop a weight class less than eight weeks out from an event.
  • During fight week, weights are checked daily. Urine specific gravity will also be checked the day after arrival and three hours prior to the event.  Athletes must be within their weight class and pass specific gravity hydration tests all week and up to three hours before the event.  If an athlete falls outside the weight, or fails a test, they are disqualified from the event.  Doctors may request additional testing at their discretion.
  • Catchweight bouts are allowed. However, the athlete with the higher weight will not be heavier than 105% of the lighter opponent’s weight.
  • ONE will conduct random weight checks on athletes at its discretion.
  • Athletes may petition to change weight classes outside of the eight-week competition zone and must be within their new desired weight at that time. In addition, athletes must pass a specific gravity urine test when their weight is within the limits of the newly petitioned weight class. ONE doctors can request additional testing to determine the amount of weight drop allowed over a specific time.
  • The usage of IVs for the purpose of rehydration will not be allowed.

Una serie di regole che sembrano quanto di più civile e salutare ci possa essere, ma che nelle MMA rappresenta qualcosa di totalmente rivoluzionario e che stranamente nell’ambiente italiano delle MMA è passato sottotraccia.

Inoltre bisogna segnalare che ONE ha 9 categorie di peso maschili, rispetto alle 8 della UFC, il che ha permesso un miglior bilanciamento per gli atleti più pesanti: arrotondando, in UFC la categoria dei pesi massimi va dai 93 Kg ai 120 Kg, in ONE da 102 Kg a 120 Kg.

Quindi 27 possibili Kg di scarto tra un atleta e l’altro in UFC nella categoria più pesante, contro i “solo” 18 Kg in ONE, una differenza rimarchevole.

La conferma che quanto descritto sopra non resta solamente sulla carta ce l’hanno cortesemente fornita i nostri portacolori sotto contratto con ONE od i loro team. Sia Mauro Cerilli (ex contendente al titolo dei massimi ONE e reduce da una grande vittoria contro Alain Ngalani per TKO a Marzo) che Armen Petrosyan hanno infatti confermato la rigidità dei test e delle sanzioni in caso di irregolarità, sostenendo pure loro che il weight-cutting in ONE non sussiste più.

Un ulteriore prova di ciò si può desumere guardando le nuovi classi di peso in cui combattono gli ex UFC messi sotto contratto da ONE.

Prendiamo ad esempio l’evento ONE di questo Venerdì, “ENTER THE DRAGON” che si svolgerà a Singapore e visibile in differita in Italia su Mediaset Italia 2, in cui combatteranno anche la leggenda italiana della kickboxing Giorgio “The Doctor” Petrosyan e l’astro nascente Iuri Lapicus.

Nella main card esordirà in ONE l’ex UFC Sage Northcutt. Nella promotion americana, “Super” ha combattuto principalmente nella lightweight division, fra i 65,8 Kg ed i 70,3 Kg, per provare poi, con poco successo, la categoria dei welter, che in UFC comprende gli atleti fra i 70,3 Kg ed i 77 Kg. In ONE combatterà contro Cosmo Alexandre nella categoria welter di ONE championship, che però rispetto all’omonima della UFC, va dai 77,2 Kg ad 83,9 Kg.

Riassumendo: Sage ha combattuto in UFC facendo segnare sulla bilancia, per la maggior parte dei suoi incontri, un peso che si attestava sui 70 Kg. In ONE, con molta probabilità, il peso che segnerà la bilancia poco prima di entrare nella gabbia, sarà di 83 Kg. Una differenza di circa 13 Kg. Un prima e un dopo considerevole.

Per chi volesse le info sulle categorie di peso in ONE: https://www.onefc.com/martial-arts/

Paradossale che ONE, evidentemente già proiettata nel futuro dal punto di vista del taglio del peso, dal lato della lotta al doping sia ancora sostanzialmente all’età della pietra, pur avendo promesso l’introduzione, nel corso di quest’anno, dei test standard della WADA.

In questo caso purtroppo, la mentalità doping friendly, che ha sempre contraddistinto le promotion asiatiche, si unisce alla mancanza di una potenziale cattiva pubblicità: poco probabile infatti che il doping causi la morte in un breve lasso di tempo ed il rapporto causa-effetto se dilazionato negli anni non fa interessare la stampa.

Ciò malauguratamente sarà sempre una grossa lacuna per una promotion che vuole innalzarsi a portatrice dei valori tradizionali delle arti marziali e che cerca di differenziarsi dall’UFC concentrando il suo marketing su questo punto.

In ogni caso, il regolamento contro il weight-cutting rasenta la miglior formula attualmente disponibile e personalmente sono in difficoltà a capire le ragioni per cui la promotion numero uno al mondo non l’abbia ancora copiato alla lettera. Forse la dirigenza UFC ritiene che i fans preferiscano vedere match con meno atletismo ma più propensione ai knock-down, forse si vuole premiare la capacità di un corpo rispetto ad un altro di sottoporsi ad una procedura del genere (solitamente sopportata con meno effetti collaterali quando si è giovani) piuttosto che premiare chi riesce a mantenere una dieta sana ed equilibrata anche nei periodi distanti dal combattimento.

O forse, miseramente, c’è solo bisogno di una sveglia, una di quelle paventate da Saint-Pierre e che ha dato una scossa a ONE, perché tutti gli interventi di ristrutturazione sui ponti, vengono effettuati solo ora che un ponte è crollato.

Giulio Tallarico

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Source: Fightzone

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